Tra le testimonianze più affascinanti del patrimonio grafico bolognese del XVIII secolo troviamo una stampa dal titolo lungo e suggestivo: “Pensiero d’una prospettiva dipinta nel Cortile de’ Sig.ri Marchesi Banzi”, conservata e digitalizzata dalla Fondazione Carisbo (Inventario F36261) all’interno della Raccolta Raimondo Ambrosini.

Si tratta di un’opera attribuita a Mauro Antonio Tesi (Zocca, 1730 – Bologna, 1766), noto anche come il Maurino.


Una stampa che racconta: la “prospettiva dipinta”

Il titolo già ci rivela molto. Non siamo davanti soltanto a una rappresentazione architettonica, ma a un vero e proprio “pensiero”, cioè un’idea progettuale, una visione, un concetto grafico.

La “prospettiva dipinta” rimanda infatti alla tradizione della quadratura, una tecnica decorativa capace di trasformare pareti e cortili attraverso architetture illusorie: colonne, logge, aperture immaginarie, scorci che amplificano lo spazio reale. È un’arte a metà strada fra:

  • pittura
  • architettura
  • scenografia teatrale
  • illusionismo prospettico

Nel Settecento, soprattutto nei palazzi nobiliari, la quadratura era un simbolo di prestigio: rendeva l’ambiente “più grande”, più solenne e più moderno.


L’iscrizione incisa: un dettaglio che vale una storia

Uno degli elementi più preziosi di questa stampa è l’iscrizione incisa:

“Pensiere d’una Prospettiva dipinta nel Cortile de’ Sig.ri Marchesi Banzi. Il disegno trovasi presso il Sig.r Giuseppe Costa in Ravenna”.

Questa nota non è soltanto descrittiva: è una vera “traccia di provenienza”. Ci informa infatti che il disegno originale (oggi non necessariamente rintracciabile) risultava conservato presso un certo Giuseppe Costa a Ravenna.

In altre parole: la stampa non è solo immagine, ma anche documento, perché ci fa intravedere il percorso di circolazione dei materiali grafici tra collezionisti, artisti e città dell’Italia centro-settentrionale.


Mauro Antonio Tesi: il quadraturista

il quadraturista emiliano per eccellenza

Il collegamento con Mauro Antonio Tesi è decisivo per comprendere l’importanza di questa stampa.

Tesi è ricordato come uno dei più importanti quadraturisti emiliani del Settecento, attivo tra nobili dimore e contesti monumentali. Le fonti lo descrivono come artista completo:

  • pittore
  • incisore
  • architetto
  • decoratore di chiese
  • inventore di scenografie teatrali
  • autore di apparati effimeri, persino per cerimonie funebri

La sua capacità più celebre era quella di “costruire architetture” con pennello e disegno: rendere credibile l’illusione di un edificio dove, in realtà, c’era soltanto una superficie.

Il dato più toccante della sua biografia è la precocità della scomparsa: morì a soli 36 anni e venne sepolto nella Basilica di San Petronio, segno di una reputazione già altissima nella Bologna del tempo.


Il riferimento al Palazzo Banzi di Bologna

Le note storico-critiche indicano una possibilità molto interessante: questa stampa con molta probabilità potrebbe riferirsi al Palazzo Banzi di Bologna in Via Marsala.

Scalinata di Palazzo Banzi

Questa ipotesi non è un dettaglio marginale: colloca l’opera in un contesto preciso, quello della nobiltà bolognese, che tra Seicento e Settecento consolidò il proprio prestigio anche attraverso:

  • ristrutturazioni architettoniche
  • decorazioni pittoriche di alto livello
  • cortili scenografici e spazi di rappresentanza

Il cortile era, in un certo senso, la “soglia pubblica” della casa: l’ambiente in cui ospiti, clienti e visitatori dovevano percepire immediatamente rango e autorità della famiglia.

Una prospettiva dipinta nel cortile dei Marchesi Banzi suggerisce quindi non soltanto gusto estetico, ma anche ambizione sociale, volontà di apparire e di comunicare potere attraverso l’arte.


Misure e dettagli materiali dell’opera

La stampa è indicata come rifilata, con misure foglio:

  • 300 x 175 mm

Sono presenti anche alcune note utili per chi ama la storia del collezionismo:

  • nell’angolo superiore sinistro compare a matita il numero 18
  • nell’inventario della provenienza Ambrosini è indicata come n. 31 di catalogo

Sono piccoli particolari, ma sono proprio questi elementi a rendere credibile e ricostruibile la vita materiale di un’opera su carta: numerazioni, collezioni, passaggi di proprietà.


La provenienza: la Raccolta Raimondo Ambrosini

L’opera appartiene alla Raccolta Raimondo Ambrosini, un nome che ricorre spesso quando si parla di materiali storici legati a Bologna: stampe, disegni, repertori iconografici, testimonianze librarie.

Questa provenienza aumenta l’interesse del pezzo perché lo inserisce dentro una raccolta strutturata, pensata per conservare e tramandare la memoria visiva della città.


Fonti bibliografiche: dal 1787 alla catalogazione del 1906

Due riferimenti bibliografici rafforzano l’importanza storica della stampa.

  1. 1787Raccolta di disegni originali di Mauro Tesi, pubblicata da Lodovico Inig, calcografo in Bologna, con una vita dell’autore.
    Qui l’opera viene citata come tavola XXVI.
  2. 1906Raccolta di opere riguardanti Bologna nella Biblioteca di Raimondo Ambrosini (Tipografia A. Garagnani Editrice).
    Il riferimento dimostra che, a distanza di oltre un secolo, l’opera continuava ad essere considerata parte del patrimonio iconografico bolognese.

Queste due date raccontano una cosa importante: nonostante la fragilità della carta, la stampa ha attraversato il tempo mantenendo valore documentario e culturale.


Perché questa stampa è preziosa oggi

Oggi questa opera ci interessa per almeno quattro motivi:

  1. È una finestra sul gusto rococò bolognese, dove decorazione e architettura si fondono.
  2. È un documento sulla quadratura, una delle arti più raffinate (e meno conosciute dal grande pubblico) del Settecento.
  3. Si collega al nome di Mauro Antonio Tesi, artista fondamentale per la scenografia architettonica emiliana.
  4. Evoca il contesto della nobiltà bolognese, e quindi il rapporto tra famiglie, palazzi, rappresentanza e cultura visiva.

Se davvero riferibile al Palazzo Banzi, questa stampa diventa anche una traccia concreta del legame tra arte e identità familiare: un frammento di memoria che riporta alla luce un cortile, uno spazio, una scelta estetica di secoli fa.


Conclusione

“Pensiero d’una prospettiva dipinta nel Cortile de’ Sig.ri Marchesi Banzi” non è soltanto una stampa antica: è un punto di contatto tra la Bologna nobiliare e quella artistica, tra la decorazione effimera e la conservazione storica.

Nel suo formato contenuto e nella sua apparente semplicità, custodisce un mondo fatto di cortili scenografici, illusioni prospettiche, collezionisti e architetti del meraviglioso.

Ed è proprio questo che rende le opere su carta così importanti: spesso sono piccoli oggetti, ma raccontano grandi storie.


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